Milano, 22 marzo 2017. La Fondazione Memoria della Deportazione ha acquisito la donazione, da parte del figlio Guido, del Fondo archivistico di Andrea Lorenzetti.

Il fondo

Il fondo consiste nella corrispondenza di Andrea Lorenzetti dal carcere di San Vittore di Milano e dal campo di concentramento di Fossoli, in ritagli a stampa successivi alla morte, in documenti diversi attestanti il decesso e la qualifica partigiana.

Tutti i suddetti documenti si inscrivono nell’arco cronologico 1944-1964.

Andrea Lorenzetti profilo biografico

Andrea Lorenzetti, nato ad Ancona nel 1907 da famiglia modesta (padre agente di commercio, madre casalinga), prese il diploma di ragioniere a sedici anni e cominciò a lavorare in banca ad Ancona.

Dopo qualche anno si trasferì a Milano al Crédit Commercial de France, finché nel 1934 entrò nello studio di Antonio Foglia, occupandosi di Borsa.

Nel 1937 fu promosso procuratore.

Le prime notizie della sua attività politica clandestina risalgono all’autunno ’42, quando partecipò a riunioni preparatorie per rifondare il PSI.

Subito dopo l’armistizio prese parte a una riunione presso lo studio di Antonio Foglia con i rappresentanti del costituendo CLN con l’obbiettivo di prevenire l’occupazione tedesca.

Alla fine del 1943 sostituì Domenico Viotto, rappresentante del PSIUP presso il CLN di Milano, costretto ad abbandonare l’Italia.

Ai primi del 1944 entrò nella segreteria del partito per l’Alta Italia insieme a Cirenei, Pieraccini e Valcarenghi.

Si occupò in modo particolare della redazione e diffusione dell’Avanti! clandestino. Ne uscirono, quasi ogni settimana, ventotto numeri nel periodo settembre ’43-maggio ’44.

Fu uno degli organizzatori degli scioperi del 1° marzo 1944, insieme ai compagni del PCI.

La dura repressione seguita agli scioperi e probabilmente anche qualche spiata provocarono l’arresto di tutto il gruppo dirigente del PSI.

Arrestato il 10 marzo 1944, restò in isolamento a San Vittore fino al 27 aprile, poi fu trasferito a Fossoli fino ai primi di agosto.

Iniziò il viaggio verso la Germania con una sosta di qualche giorno a Bolzano.

Il viaggio si concluse in uno dei peggiori sottocampi di Mauthausen, il Gusen III.

Andrea riuscì a resistere fino alla liberazione del campo, il 5 maggio 1945, ma morì in ospedale a Gusen il 15 maggio.

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