Cenni storici

«La creazione della Fondazione è la realizzazione di uno splendido sogno iniziato molti anni fa nel campo di sterminio di Gusen, sezione di Mauthausen, dove sia Maris che Ravelli furono deportati dopo la cattura e la detenzione prima a San Vittore, poi a Fossoli e a Bolzano. Fra i due nacque allora e mai venne meno quella che Ravelli, in un libro di memorie raccolte dal giornalista Fabio Tamburini, definisce “un’amicizia d’oro”. […] Maris vede la Fondazione come un rigoroso punto di riferimento di una grande offensiva culturale, capace di svolgere anche un’attiva azione didattica rivolta soprattutto alle nuove generazioni».

(Ibio Paolucci, «l’Unità», 11 gennaio 2003, p. 29)

La Fondazione Memoria della Deportazione nasce il 2 giugno 1999 su proposta di Gianfranco Maris presidente della Associazione nazionale ex deportati politici nei campi nazisti (Aned) come Centro studi e documentazione sulla Deportazione nei lager nazisti, inizialmente con sede legale a Milano in via Bagutta 12. L’atto costitutivo ne chiarisce e illustra le finalità nella «promozione degli studi» e nella «raccolta di documenti sulla deportazione nazifascista, affinché resti operante nel tempo la memoria storica e l’insegnamento della vicenda concentrazionaria», e con lo scopo di «favorire la maturazione civile delle nuove generazioni», facendo in modo che comprendano a fondo le «azioni in cui si concretizzò l’oppressione nazifascista».

Dalla sua origine fu Presidente della Fondazione l’avv. Gianfranco Maris, morto a Milano il 14 agosto 2015. Il 6 novembre 2015 il Consiglio di Amministrazione ha eletto all’unanimità il nuovo presidente Floriana Maris, figlia di Gianfranco, che si impegna a portare avanti i valori dell’antifascismo, della Resistenza e della deportazione, perseguiti dal padre Gianfranco..

Gianfranco Maris: cenni biografici

Gianfranco Maris, nato a Milano nel gennaio 1921, dopo la maturità frequentò il corso ufficiali e ne uscì sottotenente nel 1941, rimanendo quindi coinvolto nelle vicende belliche in Grecia, in Slovenia e in Croazia. L’8 settembre 1943 si trovava in Croazia, sottotenente al comando di un reparto del 122° Reggimento Fanteria Macerata dell’esercito italiano. Rimasto senza nessuna istruzione da parte del comando del reggimento, si assunse la responsabilità di ricondurre i propri soldati verso Fiume e Trieste, per consentirne la dispersione sul territorio nazionale. Rimasto solo con tre uomini, dopo una marcia di centinaia di chilometri, fu catturato da un reparto delle SS nelle alture circostanti la città di Trieste il 20 settembre 1943. Portato in Germania, poi in Polonia, accettò strumentalmente la richiesta di aderire al ricostituito esercito italiano, al fine di ritornare in Italia. Tra la fine di ottobre e i primissimi di novembre del 1943, giunto alla stazione di Bologna, si diede alla fuga e rientrò a Milano, cercando rifugio in un appartamento in via Fatebenefratelli, che già nel 1941 era stato sede del Partito comunista clandestino.

Si unì alle formazioni partigiane con la falsa identità di Gianfranco Lanati (nome di uno zio), identità sotto la quale fu arrestato il 20 gennaio del 1944 a Lecco dalle SS per attività partigiana. Prigioniero nelle carceri prima di Bergamo e poi di San Vittore a Milano, fu poi trasferito nel campo di Fossoli, in seguito a Bolzano e infine deportato a Mauthausen (matricola n. 82394) con destinazione successiva al campo di Gusen. Qui fu liberato dall’esercito americano il 5 maggio 1945.

Nel dopoguerra intraprese l’attività di avvocato penalista (si ricordano almeno i processi a Theodor Saevecke, a Michael Seifert e il processo della Risiera di San Sabba), cui affiancò l’impegno politico nel PCI, per il quale fu eletto senatore nella IV e nella V legislatura, e civile nell’affermazione dei principi fondativi della Carta costituzionale. Divenne anche membro del Consiglio Superiore della Magistratura e dal 1978 Presidente Nazionale dell’Aned. Morì a Milano il 14 agosto 2015.

Nel 2001 la Fondazione si iscrive presso il registro delle Persone Giuridiche della Prefettura di Milano e dal 2006 è presente nell’anagrafe unica delle Organizzazioni non lucrative di utilità sociale (Onlus).  Il 29 marzo 2003 è inaugurata la sede della Fondazione a Milano in via Dogana 3, nell’immobile donato da Pina Ravelli, che ha così realizzato il desiderio del marito Aldo.

Aldo Ravelli e Pina Clerici: cenni biografici

Aldo Ravelli e Pina Clerici nacquero a Bollate (MI), lo stesso giorno, il 31 luglio 1911. Si conobberro adolescenti e si sposarono nel 1937. Aldo all’epoca aveva iniziato a lavorare presso lo studio di agenti di cambio Birassi-Rossi, e nel giro di pochi anni diventò uno dei più importanti operatori di piazza Affari, tanto che tra i suoi clienti figurano i più grandi industriali di quegli anni. Antifascista fin da adolescente, dopo l’8 settembre si schierò in favore della Resistenza e, sfollato con la famiglia a Sant’Ambrogio (VA), aiutò anche numerosi ebrei a fuggire in Svizzera, nonché sostenne i partigiani con diverse operazioni finanziarie. Fu poi arrestato su delazione e avviato alla deportazione: da Fossoli a Mauthausen, dove giunse nell’agosto 1944. Fu liberato dall’esercito americano il 5 maggio 1945. Pina gli fu sempre accanto, condividendone gli ideali, e rischiando più volte la vita prima nel tentativo di organizzargli la fuga da San Vittore, poi nel sostenerlo nella prima fase della sua deportazione. Aldo Ravelli morì il 16 giugno 1995, Pina il 12 agosto 2011.

Dal 19 maggio 2003 la Fondazione è associata alla Rete degli Istituti per la storia della Resistenza e della società contemporanea in Italia, un sistema federativo coordinato dall’Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia (Insmli).

Il Consiglio di amministrazione della Fondazione con delibere del 21 luglio 2004 e del 18 ottobre 2004 decide il cambio di denominazione in Fondazione Memoria della Deportazione Biblioteca Archivio Pina e Aldo Ravelli – Centro Studi e Documentazione sulla Resistenza e sulla Deportazione nei lager nazisti ONLUS.

Nel 2004 l’archivio storico della Fondazione è riconosciuto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali «archivio d’interesse storico particolarmente importante».

Una prima troppo breve vice-presidenza fu quella di Dario Segre nel 2009, seguita dall’inizio del 2010 fino all’ottobre 2013 da quella di Giovanna Massariello, che in tre anni di estrema dedizione ha avviato la trasformazione della Fondazione in un autonomo istituto di ricerca, di conservazione e di didattica, cercando di interpretare a fondo lo spirito dello statuto e dell’antico progetto di Aldo Ravelli e Gianfranco Maris. Alla morte di Giovanna Massariello diventa vice-presidente Ionne Biffi, che ne persegue i medesimi intenti.

Dario Segre: cenni biografici

Dario Segre, nato a Torino il 23 settembre 1935, fu figlio di Salvatore Segre (1897 – 1945), originario di Asti, rappresentante di commercio, e fratello di Alberto Segre (1925 – 1945). Dopo aver fatto fronte alle difficoltà causate dalla legislazione razzista del regime, la famiglia con gli avvenimenti dell’8 settembre ripara nell’astigiano: qui Dario e la madre, insieme ad altri parenti, riescono a sottrarsi alle persecuzioni e alla cattura. Invece il padre e il fratello maggiore a novembre ritornano a Torino e prendono contatto coi GAP torinesi e con nuclei partigiani nella bassa Val di Susa; a causa del tradimento di un fascista infiltrato verranno arrestati nella base clandestina di Torino il 17 dicembre 1943. Entrambi il 13 gennaio partono per Mauthausen: Salvatore Segre muore il 5 maggio 1945 a Ebensee; il figlio era morto a Mauthausen un mese prima, tra il 2 e il 3 aprile.

Dopo la guerra, Dario riprende gli studi e si diploma come perito tecnico industriale all’Istituto “Avogadro” di Torino. Entra quindi nella ditta di ricambi automobilistici (VARAT, poi DESAR) diretta dalla madre, dove lavora come rappresentante: ha quindi modo di viaggiare e di tenere i contatti con le prime associazioni di deportati, e poi con le sezioni dell’Aned. È stato tra i fondatori e gli animatori dell’Aned torinese, fin dal primo dopoguerra, portando sempre un prezioso contributo di testimonianza – nella sua qualità di figlio e fratello di deportati ebrei e resistenti – nelle scuole e nei viaggi sui luoghi di memoria. Ha rivestito a lungo cariche dirigenti nell’Aned torinese e nazionale. Dario Segre è mancato il 22 dicembre 2009 (Dati tratti dalla scheda fornita alla Fondazione dal prof. Lucio Monaco).

Giovanna Massariello: cenni biografici

Giovanna Massariello, nata a Milano il 7 settembre 1947, figlia di Augusto, noto professore di Italiano e Latino al Liceo Classico Carducci di Milano, e di Maria Arata, studiosa e professoressa di scienze naturali. Maria Arata, attiva nella Resistenza, fu arrestata a Milano il 4 luglio 1944 e deportata prima a Bolzano e poi al Lager di Ravensbrück, dal quale riuscì a tornare, lasciando testimonianza della sua vicenda di deportazione nel Diario di una deportata a Ravensbrück, Il ponte dei corvi (Milano, Mursia, 1979). Giovanna frequentò il Liceo Classico Carducci e si laureò in Lettere all’Università Statale di Milano con una tesi in Glottologia. Allieva del professor Vittore Pisani, si dedicò allo studio della dialettologia. Fu prima ricercatrice all’Università Statale di Milano, in seguito professore associato di Linguistica Generale presso la Facoltà di Lettere dell’Università degli Studi di Udine, ove partecipò ai lavori costitutivi del Centro di Studi Internazionali sul Plurilinguismo. Nel 1993 si trasferì alla Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’Università degli Studi di Verona e divenne ordinario di Glottologia e Linguistica Generale. All’attività scientifica nel campo della linguistica affiancò la ricerca sulla memoria storica della deportazione politica nei campi di sterminio nazisti, divenendo. componente autorevole del Consiglio Nazionale dell’Aned e del Comitato Internazionale di Ravensbrück. Si occupò per anni di didattica della memoria, organizzando corsi di formazione rivolti a insegnanti e studenti, nell’ambito delle attività per la scuola promosse dall’Aned in collaborazione con la Provincia di Milano e la Fondazione Isec di Sesto San Giovanni. A maggio del 2013 partecipò al convegno Triangoli di memoria – Le radici della nostra Repubblica, tenutosi a Montecitorio, alla presenza della presidente della Camera dei deputati Laura Boldrini. Morì a Milano il 26 ottobre 2013.

Ionne Biffi: cenni biografici

Ionne Biffi, nata a Sesto San Giovanni (MI) nel dicembre 1939, figlia di Angelo, operaio tornitore delle acciaierie Falck di Sesto San Giovanni, che fu arrestato in casa di notte il 27 marzo 1944, per aver fatto parte della 184a Brigata Garibaldi Sap, aver organizzato e aderito agli scioperi del 1943 e del marzo 1944. Angelo Biffi fu deportato nei Kz di Mauthausen e Gusen, immatricolato con il numero 61566 e morì a Gusen il 15 aprile 1945. Dalla nascita dell’Aned Ionne Biffi è iscritta all’Associazione e dal 1999 al 2003 ha ricoperto la carica di Presidente della Sezione di Sesto San Giovanni. Nel 2004 entra a far parte del Consiglio d’Amministrazione della Fondazione Memoria della Deportazione e successivamente diventa Consigliera Nazionale Aned. Nel novembre 2013 è stata eletta Vice Presidente della Fondazione Memoria della Deportazione.

Direttori della Fondazione sono stati Bruno Enriotti, dal 2003 al 2012 e Massimo Castoldi, dal 2013 a oggi.

Bruno Enriotti: cenni biografici

Bruno Enriotti, nato a Genova il 19 luglio 1930 da una famiglia operaia e antifascista, padre ferroviere e madre contadina, incominciò subito a lavorare come garzone di un panettiere, ma seguitò gli studi secondari fino a diplomarsi ragioniere. Attivo fin da giovanissimo nel Partito Comunista Italiano, incominciò a collaborare con «L’Unità» prima come corrispondente da Genova, poi entrò in organico come cronista e infine come capo servizio della cronaca milanese negli anni Settanta. Dopo la pensione riprese gli studi e si laureò in storia moderna con una tesi sulle strutture famigliari e le condizioni di vita di un villaggio del Monferrato nel XVII secolo. Si dedicò infine alla rivista dell’Aned «Triangolo Rosso». Morì a Milano il 26 luglio 2012.

 

Massimo Castoldi: cenni biografici

Massimo Castoldi, nato a Milano nel 1961, filologo e critico letterario, si è occupato di lingua e letteratura italiana dalle origini al Novecento e di critica delle fonti. Ha insegnato all’Università degli Studi di Milano e in altre università italiane e straniere. Oltre alle numerose pubblicazioni in ambito letterario e linguistico, si è occupato di storia della Resistenza, della cultura italiana durante il fascismo e delle tematiche della memoria. Il nonno di parte materna, Salvatore Principato, fu tra i principali referenti di «Giustizia e Libertà» nella Milano degli anni Trenta, socialista, legato a Filippo Turati e a Giuseppe Faravelli, poi ucciso dai nazi-fascisti in Piazzale Loreto il 10 agosto 1944. Il nonno paterno fu il socialista Aurelio Castoldi, membro del Consiglio Comunale di Pavia negli anni 1920-1922, stretto collaboratore del sindaco Alcide Malagugini, costretto alle dimissioni dai fascisti il 29 ottobre 1922.

Massimo Castoldi: cenni biografici

Massimo Castoldi, nato a Milano nel 1961, filologo e critico letterario, si è occupato di lingua e letteratura italiana dalle origini al Novecento e di critica delle fonti. Ha insegnato all’Università degli Studi di Milano e in altre università italiane e straniere. Oltre alle numerose pubblicazioni in ambito letterario e linguistico, si è occupato di storia della Resistenza, della cultura italiana durante il fascismo e delle tematiche della memoria. Il nonno di parte materna, Salvatore Principato, fu tra i principali referenti di «Giustizia e Libertà» nella Milano degli anni Trenta, socialista, legato a Filippo Turati e a Giuseppe Faravelli, poi ucciso dai nazi-fascisti in Piazzale Loreto il 10 agosto 1944. Il nonno paterno fu il socialista Aurelio Castoldi, membro del Consiglio Comunale di Pavia negli anni 1920-1922, stretto collaboratore del sindaco Alcide Malagugini, costretto alle dimissioni dai fascisti il 29 ottobre 1922.