È in libreria il volume di Rocco MarzulliLa lingua dei lager. Parole e memoria dei deportati italiani. Introduzione di Massimo Castoldi, con tre saggi di Giovanna Massariello Merzagora, Roma, Donzelli 2017.

Si tratta del secondo volume della serie pubblicata da Donzelli editore, curata dalla Fondazione Memoria della Deportazione e diretta da Massimo Castoldi. Il volume segue a 1943-1945: I “bravi” e i “cattivi”. Italiani e tedeschi tra memoria, responsabilità e stereotipi.

Il volume

«La composizione umana stratificata del lager porta con sé la confusione delle lingue», scriveva Primo Levi, una Babele che riveste un ruolo centrale nei ricordi dei deportati italiani: spesso compaiono la difficoltà di capire gli ordini, il divieto di usare una lingua diversa dal tedesco, il ricordo ossessivo di parole che continuano a tornare alla mente, anche a tanti anni di distanza.

Proprio per la centralità di questo elemento, per comprendere appieno i campi di concentramento nazisti, diventa indispensabile conoscere la lingua che essi hanno prodotto. Da una parte c’è la lingua tedesca dei sorveglianti, ridotta a un frasario che riassume comandi, gerarchie e luoghi e che si avvale di un linguaggio in codice che occulta ciò che sta avvenendo; dall’altra c’è la lingua franca dei prigionieri, costituita da lingue diverse tra cui tedesco, russo, polacco, francese, spagnolo e italiano.

A Mauthausen, Auschwitz, Ravensbrück, Dachau e in altri campi, la lingua del lager, Lagersprache, è per le deportate e i deportati un mezzo imprescindibile per comprendere gli ordini espressi solo in tedesco, per comunicare tra loro, per interpretare la realtà che li circonda, per evitare i pericoli, e per resistere.

Colmando un vuoto della ricerca linguistica, Rocco Marzulli ha elaborato un repertorio della lingua del lager, fondato su un’ampia ricognizione delle memorie dei deportati italiani, non solo per offrire uno strumento per leggere e interpretare le loro testimonianze scritte e orali, ma anche per introdurre il lettore meno esperto nella realtà quotidiana dei campi di concentramento nazisti.

L’autore

Rocco Marzulli (Milano 1974), archivista, dal 2017 è direttore della Fondazione Memoria della Deportazione di Milano. Si occupa di progetti di inventariazione di archivi storici, di digitalizzazione, di conservazione dei documenti analogici e informatici. È coautore de I giorni della Repubblica. Sessantesimo della Repubblica italiana (2006) e L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. 1948: entra in vigore la Costituzione (2008).

Una perpetua Babele. Usi e forme della Lagersprache

Il volume accoglie tre saggi di Giovanna Massariello Merzagora: 1. Il lager come Babele: il pluringuismo nei KZ; 2. Esiste un “revisionismo linguistico”? Un’indagine nei vocabolari tedeschi; 3. L’idea di lingua in Primo Levi. 

Giovanna Massariello Merzagora (Milano 1947-2013) era figlia di Augusto, professore di Italiano e Latino al Liceo Classico Carducci di Milano, e di Maria Arata, studiosa e professoressa di scienze naturali. Maria Arata, attiva nella Resistenza, fu arrestata a Milano e deportata prima a Bolzano e poi al lager di Ravensbrück, dal quale riuscì a tornare, lasciando testimonianza della sua vicenda di deportazione nel Diario di una deportata a Ravensbrück, Il ponte dei corvi (Milano, Mursia, 1979).

Allieva del professor Vittore Pisani, Giovanna si dedicò allo studio della dialettologia. Insegnò a Milano, Udine, ove partecipò ai lavori costitutivi del Centro di Studi Internazionali sul Plurilinguismo, e dal 1993 all’Università degli Studi di Verona,  come ordinario di Glottologia e Linguistica Generale.

All’attività scientifica nel campo della linguistica affiancò la ricerca sulla memoria storica della deportazione politica nei campi di sterminio nazisti, divenendo componente autorevole del Consiglio Nazionale dell’Aned e del Comitato Internazionale di Ravensbrück.

La Fondazione Memoria della Deportazione ne ha acquisito e resa consultabile la biblioteca.