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2-3 dicembre 2025 – CASVA – Milano

Ci saranno rose
Il ritorno dei deportati dai Lager

La Fondazione Memoria della Deportazione, in collaborazione con il Comune di Milano, propone al CASVA un convegno coorganizzato con il Dipartimento di Studi Letterari, Filologici e Linguistici dell’Università degli studi di Milano e con il patrocinio di ANAI.

Ci saranno rose è il verso provocatorio di una poesia di Charlotte Delbo, contenuta in Mesure de nos jours, e ci porta al cuore di quello iato tra “ritorno sognato” e “ritorno reale”, per usare le parole di Ferruccio Maruffi, che sopravvissuti e sopravvissute hanno sperimentato sulla propria pelle all’arrivo in patria, a casa.

Interrogare la questione del ritorno, alla fine dell’Ottantesimo di quella che chiamiamo la “liberazione” dei Lager, ma che sarebbe meglio forse dire “l’ingresso degli alleati nei campi”, significa provare a mettersi nella prospettiva della costruzione dell’immaginario capace di superare la “necessaria incredulità” delle collettività ritrovate e sperimentare le forme per rendere il Lager una storia che le riguarda: una storia da non archiviare, ma che rende inquieti.

Per una Fondazione che si occupa di Memoria e un Comune che ha visto il suo primo piano regolatore dedicato all’architetto Giangio Banfi dello studio BBPR, morto a Mauthausen, lo studio del tema del ritorno è un modo per considerare come la consapevolezza di quanto è stato è il risultato di un lavoro collettivo che si prende cura dell’immaginario e trova le forme e i modi per fare posto nella coscienza di tutti e tutte alle storie degli altri che non sono immediatamente assimilabili nell’immagine del mondo condivisa. Si tratta di considerare quello sforzo individuale e collettivo che agisce su più livelli e con più o meno fiducia nella retorica della storia patria: è lo sforzo che inscrive i Lager e la loro storia nella Storia della Seconda guerra mondiale, ma anche quello che cerca le forme per condividere l’esperienza da parte di chi effettivamente ritorna dai Lager e ha provato sulla propria pelle, dentro il proprio corpo cosa significa rimettere in discussione l’immagine del mondo consolidata. I due sforzi non sempre sono coincidenti, il più delle volte, soprattutto nell’immediato dopoguerra si scontrano, rendendo fertile di sperimentazione il terreno per la costruzione della memoria della deportazione.

Se l’universo concentrazionario resta per tutto il periodo della guerra una “nebulosa vaga”, l’ingresso degli Alleati e dell’Armata Rossa diventa evento raccontato al mondo, evento mediatico, dopo il 12 aprile 1945 momento della visita di Patton e Eisenhower al campo di Ohrdruf. L’emorragia di immagini che ne segue, le notizie che riportano i cinegiornali creano quell’orizzonte d’attesa con cui dovranno fare i conti i sopravvissuti e le sopravvissute che tornano e vogliono condividere l’esperienza vissuta.

Interessante sarà allora riflettere sulle incomprensioni, i silenzi e gli stereotipi che si vanno creando e capire fino a che punto la memoria dei testimoni che oggi per noi è considerata scontata, se non quasi sacra, è stata una contromemoria, che ha cercato ascolto e forme per sabotare il desiderio di girare in fretta la pagina della guerra. Si tratterà da una parte di tornare su quei primissimi anni del dopoguerra e considerare la vivacità e le impasse e dall’altra parte ripensare alla memoria non tanto come celebrazione di valori condivisi, ma esercizio per imparare ad ascoltare le storie degli altri nella costruzione di un filo tra generazioni dentro la storia e di fronte alle sfide che il presente pone.

Ancora più interessante sarà portare avanti questa riflessione nella nuova sede del CASVA: non soltanto quindi per il ruolo che il CASVA si è assunto nella nostra città – centro studi sull’architettura, il design, la grafica e le arti visive che hanno plasmato la società e il suo modo di abitare per dirsi comunità – ma anche e soprattutto per il luogo in cui la sua nuova sede apre, a fianco del Monte Stella nato da quelle macerie che la Seconda Guerra Mondiale ha lasciato come una ferita aperta dentro il tessuto urbano e che riunite a monte hanno fatto spazio alla città che ritorna a crescere dopo la guerra e i suoi disastri grazie a una nuova generazione di architetti che prova a pensare a una città che desse casa a tutti e tutte.

Il convegno si compone di tre sessioni – L’ingresso degli Alleati e dell’Armata Rossa nell’universo concentrazionario; Dare a vedere, far ascoltare: la storia dei Lager nella Storia della Seconda guerra mondiale; Le forme: ricordi, immagini, narrazioni – e vede la partecipazione di studiosi e studiose da diverse realtà e università italiane.

Programma

Martedì 2 dicembre

ore 10.00-18.00

Registrazione 

Saluti istituzionali 
Maria Fratelli, Comune di Milano, Dirigente Unità Progetti speciali e Fabbrica del Vapore
Francesca Furst, soprintendente agli archivi e alle biblioteche della Lombardia
Floriana Maris, presidente della Fondazione Memoria della Fondazione
Laura Neri, Direttrice del Dipartimento di Studi Letterari, Filologici e Linguistici dell’Università degli studi di Milano
Gabriele Locatelli, Presidente ANAI Lombardia

L’idea del convegno 
Elisabetta Ruffini, direttrice Fondazione Memoria della Deportazione

Perché al QT8 
Mariella Brenna, Politecnico di Milano, e Maria Fratelli, Direttrice CASVA

Prima Sessione  coordina Brunello Mantelli, Università di Torino
ore 11.00-13.00
L’ingresso degli Alleati e dell’Armata Rossa nell’universo concentrazionario
estate 1944-primavera 1945  

  1. Il collasso dell’universo concentrazionario e la liberazione dei campi
    Francesca Cavarocchi, Università di Firenze
  2. Seeing is Believing: le immagini degli Alleati come prova del crimine
    Laura Fontana, Mémorial de la Shoah, Parigi
  3. Il ritorno dei Displaced Persons alla fine del secondo conflitto mondiale
    Giovanna D’Amico, Università di Messina
  4. In Lager a vent’anni. Enrico Magenes e la difficile via del ritorno
    Elisa Signori, Università di Pavia e direttrice dell’Istituto pavese per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea
    Pierangelo Lombardi, Università di Pavia e Comitato tecnico-scientifico della Fondazione Memoria della Deportazione

ore 13.30-14.30: buffet

Seconda Sessione  coordina Dario Venegoni, presidente ANED Nazionale
ore 15.00-17.00
Dare a vedere, far ascoltare: la storia dei Lager nella Storia della Seconda guerra mondiale 

  1. Dopo il Lager. Geografie dei rimpatri fra trauma e riconfigurazione identitaria
    Elisa Guida, Ricercatrice indipendente
  2. Politiche della memoria, paradigmi e stereotipi memoriali
    Guri Schwarz, Università di Genova
  3. Immagini e memoria
    Maurizio Guerri, Accademia di Brera
  4. “La lingua sconosciuta del ritorno”: i deportati italiani e il trauma linguistico del lager
    Leonardo Zanchi, Università per stranieri di Siena
  5. “Il mio pensiero assume la forma, la sostanza che può”: lingua e immagini dal Diario di Gusen di Aldo Carpi
    Elena Felicani, Università degli studi di Milano

 

Mercoledì 3 dicembre

Terza Sessione  coordina Giuseppe Polimeni, Università degli studi di Milano
ore 9.30-14.00
Le forme: ricordi, immagini, narrazioni 

  1. La mostra della Ricostruzione, quella della Liberazione e i Lager: il lavoro di Albe e Lica Steiner
    Anna Steiner, Politecnico di Milano
  2. La città e il ricordo: il caso Milano
    Loreno Arboritanza, Ricercatore indipendente
  3. QT8 e Monte Stella, una sfida per tenere viva la speranza.
    Giancarlo Consonni, Politecnico di Milano
  4. Gli archivi degli uffici milanesi dell’assistenza postbellica
    Stefano Leardi, Direttore dell’Archivio di Stato di Milano
  5. Dal documento al progetto: la grafica come memoria civile nel secondo dopoguerra
    Dario Carta, AIAP – Associazione italiana design della comunicazione visiva – Cfp Bauer
  6. Ritornare ai luoghi della violenza. La costruzione delle memorie e dei memoriali.
    Elena Pirazzoli, Fondazione Museo per la Memoria di Ustica

Conclusioni convegno 

Buffet leggero

Pomeriggio in quartiere 

  • Proiezione del documentario: Una giornata nell’Archivio Piero Bottoni (2022) di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti, durata 35’.
  • Visita al quartiere a cura di Mariella Brenna e del CASVA.